Veline, tatuaggi, bicipiti scolpiti, vita sregolata? No: oggi il valore dei testimonial del calcio si calcola in base al quoziente di fedeltà . Crolla insomma il mito secondo cui l’importante è la visibilità a tutti i costi: il calciatore perché valga davvero per un’azienda deve trasmettere dei valori (63%), fidelizzare il proprio pubblico (54%) e trasmettere al prodotto e al brand che pubblicizza un’immagine positiva (49%).
L’AMORE PER LA MAGLIA - Ma da cosa è dato il “quoziente di fedeltà ”? Si tratta di un vero e proprio parametro il cui valore è determinato da un mix tra vita professionale e vita privata . Ecco allora che i calciatori che oggi valgono di più per le grandi aziende sono quelli che sono riusciti a dare un’immagine di grande attaccamento alla propria maglia (indossata almeno per 5 anni) e che nella vita privata si comportano in modo spontaneo, fattore fondamentale per il 58% degli esperti, semplice (51%) e coerente (48%).
DA TOTTI A GATTUSO - Importanti i grandi risultati (45%), ma ancora di più la capacità di esprimere valori positivi (47%). Non a caso, tra i grandi campioni italiani del calcio a ottenere i quozienti di fedeltà più alti ci sono Francesco Totti, Alessandro Del Piero (entrambi 9,7), Paolo Maldini (9,5) e Rino Gattuso (8,9). È quanto emerge da uno studio di marketing promosso da Meta Comunicazione, realizzato attraverso 160 interviste a pubblicitari, esperti di marketing e responsabili sponsorizzazioni di importanti aziende e multinazionali. Genio e sregolatezza? Per gli sponsor quando si parla di calciatori è molto meglio genio e fedeltà . Aziende a caccia di campioni in grado di esprimere valori positivi.
Fonte: gazzetta.it