Adesso siamo al paradosso. Matarrese e soci l’avevano voluto per mandare un messaggio chiaro: il calcio può e deve esportare valori positivi, essere esempio di sportività e traino per un cambio di rotta sociale. Il ‘terzo tempo’, però, come già sottolineato, portava con sè il rischio di imporre incontri ravvicinati in momenti sbagliati. Ecco la prova: lite Balleri-Iaquinta al ‘Picchi’ e stonata ammonizione per il bianconero.
Tutti insieme appassionatamente nel ‘recinto’ del centrocampo, che se ne abbia voglia o no, che si soffra di ipertensione adrenalinica o semplicemente di claustrofobia pallonara. Eccolo il ‘terzo tempo’ all’italiana, quello del ‘volemose bene’ anche se sotto sotto “ti aspetto fuori“. Qualcuno l’aveva previsto, non per il fatto di essere menagramo o bastian contrario per partito preso, ma forse solo perché qualche volta gli è capitato di mandare a quel paese un avversario troppo rude o di rifiutare il segno della pace ‘ecclesiastico’ da chi fino a un minuto prima si era accanito sulla sua caviglia. Il calcio è anche questo, è persino agonismo esagerato: niente a che fare con le risse, la sporcizia che ha ricoperto parecchie giornate all’insegna del pallone. Magari poi ci si rivede e ci si chiede scusa a vicenda, a bocce ferme e fumi passati. Dopo, più tardi, non subito.
Altrimenti, potrebbe capitare qualcosa che con il ‘fair play’ non ha nulla a che fare. Ad esempio, che Iaquinta si avvicini a Balleri, che il nervosismo trovi una sorta di cupido al contrario in qualche frase a denti stretti e che parta la gazzarra. Proprio sul terreno consacrato ad abbracci e strette di mano. E’ capitato, ne ha fatto le spese il bianconero: ammonito a palla ormai tra le mani dell’arbitro, salterà per diffida la gara con il Cagliari. E’ il primo provvedimento disciplinare comminato durante il ‘terzo tempo’, non il primo momento di tensione: ogni domenica ne regala uno o più, con buona pace delle buone intenzioni di Matarrese e compagnia. Ranieri ha difeso l’istituzione. “Siamo professionisti e dobbiamo contenerci - ha detto -, il momento dei saluti è positivo“. Parole che si possono condividere, ma che troppe volte sembrano una predica per sordi. Viene quasi da pensare a un ulteriore paradosso: forse il vero ‘fair play’ è quello di chi, sentendosi attraversare da un brivido di adrenalina cattiva, diserta il centrocampo e dice ”ci vediamo dopo, vado a sbollirmi sotto la doccia“. Â
Fonte:tgcom.it