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Categoria (Varie) pubblicato da il 05-10-2008

ROMA - Juventus e Roma sparite, inghiottite dalla classifica e divorate dai propri stessi dubbi. A Torino infuria il processo a Claudio Ranieri - è o non è all'altezza della Juventus? - a Roma, invece, sono già mesi che Luciano Spalletti affronta la nuova ventata di scetticismo. Il ko col Palermo dei bianconeri e quello di Siena dei giallorossi portano tempesta. E anche il Milan (0-0 a Cagliari) tutto sommato non se la passa benissimo.

Grandi che grandi non sono, agitare bene prima di servire, la classifica non è del tutto sottosopra - in fin dei conti la gettonatissima Inter di Mourinho (un punto in meno di quella di Mancini lo scorso anno…) al comando c'è - ma un miscuglio così chi se lo sarebbe immaginato? Se l'Inter si ritrova al vertice a fianco di Lazio e Udinese, Juventus e Roma sono schiacciate e sommerse dall'Atalanta come dal Palermo, dal Catania come dal Siena. Un'ammucchiata pericolosa dove può capitare di tutto, soprattutto che il bravissimo Ballardini mandi in crisi Ranieri e Giampaolo dia lezioni di gioco a Spalletti. E che Allegri fermi nientemeno che Kakà, Pato e Ronaldinho.

Già perché questo è un anno strano, dove il nome non conta. Mourinho (Inter), Ancelotti (Milan), Ranieri (Juventus), Spalletti (Roma), Prandelli (Fiorentina): tutti gli allenatori delle big hanno attraversato o stanno tuttora attraversando contestazioni, bufere, bordate di fischi, polemiche e processi. E problemi quasi comuni: nuovi giocatori che non legano con i vecchi, campioni avanti con l'età che non sanno se coccolare o dar loro il benservito.

Mourinho ha catalizzato su di sé tutti i veleni non dell'Inter ma dell'universo intero. Ci ha dato in pasto perfino il suo stipendio (14 milioni di euro, complimenti), ha litigato con Ranieri e altri, si è considerato talmente superiore alla platea dei critici da spedire loro davanti il suo vice, ha fatto lo snob in tv: ma è primo. Non cerca lo spettacolo e non gioca nemmeno benissimo: ma è primo. E quindi ha ragione lui. 2-1 col Bologna: più che il gioco, una gran volontà, tante occasioni, un fantastico gol in acrobazia di taekwondo di Ibrahimovic e pure un bacio al crocifisso del portoghese. Ha alzato talmente i toni the Special One, però, che nessuno è disposto a firmare la tregua: aspettare la prima sconfitta o anche il prossimo pareggio per vedere.

Quando infuria la bufera capita perfino a Prandelli - persona solitamente squisita e misurata - di usare toni forti: chi non condivide si accomodi pure, ha detto. E in effetti Mutu in estate voleva andarsene a guadagnare anche di più (a Roma), ma lo hanno obbligato a restare. Il fatto è che Firenze ormai ha un palato raffinato. “No, questi fischi non ce li meritiamo” ha detto il tecnico dopo il pari in Champions. Kuzmanovic e Gilardino, 2-0 in casa del Chievo, almeno si va tranquilli alla sosta.

E Ancelotti? Le due sconfitte iniziali in campionato sono bastate per fargli passare forse il momento peggiore della sua carriera: la squadra che invecchia, Ronaldinho che te lo comprano per forza, Shevchenko che deve tornare a Milano perché a Londra si trova male, Pirlo che si fa male e Berlusconi che mette bocca su tutto. E poi tutti a dire 8 campionati sulla panchina del Milan, troppi. E vai col toto allenatore per il futuro: Donadoni o Rijkaard? Tre vittorie consecutive tra cui un derby vinto nettamente contro l'Inter e con un Ronaldinho suntuoso (insieme a Kakà e Pato) sembravano aver cancellato tutto ciò e rimesso il Milan - e Ancelotti - in carreggiata. In compenso è arrivato uno 0-0 in casa del Cagliari - ultimo in classifica- che finora le aveva perse tutte, ma proprio tutte. Ancelotti e un Milan da psicanalisi, questo sì: bisognerà bussare alla porta giusta di Milan Lab.

Mourinho e Prandelli quantomeno sembrano aver passato il peggio, Ancelotti ha ancora, quantomeno, il credito del derby ma Ranieri e Spalletti no: loro sono proprio dentro il frullatore. Soprattutto Claudio Ranieri che veniva sì da tre pareggi consecutivi ma almeno finora non aveva mai perso. La Juventus ha colmato anche quella lacuna pensando bene di perdere in casa col Palermo. Le accuse, vere o presunte, sono infinite: squadra che segna troppo poco, Amauri non messo in condizione di segnare, problemi con la vecchia guardia, Del Piero destinato alla panchina ma che poi gioca perché si fa male Iaquinta, poca fiducia inizialmente a Giovinco, Nedved e Camoranesi finiti in panchina, scarsi risultati in campionato e in Champions (un 2-2 riacciuffato per miracolo a Minsk…).

Non ci sarebbe solo il tecnico cui chiedere conto, ma si sa come vanno le cose, ora il parafulmine è lui. Tra nervi e sorrisi tirati frase abbastanza paradossale dell'allenatore in tv: “Non sta succedendo nulla”. Cobolli Gigli ha ribadito la fiducia in Ranieri, mentre Del Piero ha lasciato capire che qualche problema di relazione con la vecchia guardia ci può essere, ma che lui non ha lasciato trapelare nulla dagli spogliatoi. “Dirsi le cose in faccia” ha sentenziato il capitano. E così - mentre già viaggiano i nomi degli ex “lippiani” Ferrara e Conte - ci avviamo verso il classico chiarimento di spogliatoio. Servirà a qualcosa? Alla ripresa tra 2 settimane Napoli-Juventus, partitaccia.

E anche la lunga lista di infortunati (Totti, Pizarro, Juan, Cassetti, Tonetto etc) ormai non può più proteggere Luciano Spalletti dalla bufera e dalla furia dei tifosi che subito lo hanno attaccato dalle loro radio. “Ti abbiamo elogiato quando hai risollevato la Roma e adesso ti chiediamo conto” riportato in maniera educata…

Gli rimproverano persino quel contatto col Chelsea a Parigi a luglio proprio quando incontrò Ancelotti anche lui nello stesso albergo per l'identico motivo. Tra due settimane la Roma troverà l'Inter: partita attesissima, ma col gruppo Mourinho ormai nettamente più lanciato (+6 in classifica).

Nel frattempo a Roma c'è modo di dilaniarsi. Il modulo (4-1-4-1) che non funziona, i nuovi (Baptista, Riise, Loria) che non sono all'altezza o quanto meno si sono poco integrati, le troppe espulsioni per nervosismo (Mexes), il mistero dei tanti infortuni e così via. “Capita - ha detto - quando incontri una squadra organizzata come il Siena, noi avremmo meritato di più”. A parte il Siena “organizzato” (non si capisce perché una squadra di A dovrebbe essere disorganizzata) va già meglio di quando disse che il gol annullato contro il Genoa a Marassi avrebbe permesso alla Roma di vincere (e invece sarebbe stato il gol del 2-2…) e che il Bordeaux rimasto in dieci in Champions non ha facilitato la rimonta e il sorpasso della Roma, che stava perdendo 1-0.

Come per Ranieri: prima regola per uscire dalla bufera, negare anche l'evidenza…

Original post by repubblicawww@repubblica.it

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